mercoledì 2 marzo 2011

La rifondazione 1987-1990

L’antefatto eporediese
  
Per trattare della riapertura del Maximus Ordo Torricinorum, dopo la lunga pausa nata che seguì il Sessantotto, occorre necessariamente citare l’antefatto eporediese.

Ivrea, città del Piemonte, capitale della regione storica del Canavese, un tempo nota per l’Olivetti ed oggi forse per la Battaglia delle arance del suo Storico Carnevale, è uno dei pochi centri ove la Goliardia ha mantenuto un suo ruolo ed una sua vita pubblica per tutti gli anni Settanta ed Ottanta diversamente da quanto accaduto altrove. La massima visibilità dei Goliardi eporediesi, riuniti nel Supremus Ordo Aurei Scorpionis (S.O.A.S.) e nell’Associazione Universitaria Canavesana (A.U.C.), coincide col periodo di carnevale, in particolare la sera di sabato grasso nella fiaccolata goliardica in onore della neo proclamata Mugnaia, l’eroina della manifestazione.
Carnevale 1981 - il SOAS sul balcone per l'alzata dell'Abbà

Ebbene, senza addentrarmi oltre nelle carnascialesche cose eporediesi (sulle quali potrei intrattenere per ore qualunque sprovveduto vagamente interessato) dirò che i Goliardi eporediesi lasciarono un segno permanente. Li vidi sfilare puntualmente per undici anni, vestiti di saio, coperti da manti, col berretto a punta sul capo che intonavano canzoni e tracannavano vino a volontà nel bagliore ondeggiante delle fiaccole. Li vidi alle liberatio, quando giungevano rumorosi alle porte delle scuole medie e superiori e dopo un assedio più o meno lungo ottenevano (non sempre) l’uscita straordinaria degli studenti. Un lungo corteo di giovanissimi capeggiato da queste strane figure universitarie si spostava di scuola in scuola, da liceo a liceo, da istituto a istituto, tra nuvole di farina e strepitii di fischietti, ingrossando le fila fino allo scioglimento in centro, nei pressi del Luna park.
Carnevale 1981 - Il SOAS insignisce il Generale

Sono ricordi che segnano in infanzia e che rimangono nella mente di chi, faticando a crescere, mette le gemme per una futura fioritura goliardica.
Lasciai Ivrea con grande dolore e quando alcuni anni dopo mi iscrissi all’università (Urbino, per complesse ragioni sentimentali) mi misi presto alla ricerca di qualche traccia della Goliardia. Avevo coscienza, come i più, che il fenomeno era generalmente scomparso da tempo, ma a Urbino non si poteva rintracciare nulla?
Già, il nulla: gli unici segni visibili erano una libreria chiamata La Goliardica e una vecchia insegna della FUCI raffigurante una feluca, in via Vittorio Veneto. Davvero nulla.
Eppure qualcos’altro c'’era, l’avevo visto su una guida turistica di Urbino: il labaro del Maximus Ordo Torricinorum.


Un’idea: riaprire il MOT  
     
Quindi fin da matricola, da solo, cominciai pensare alla ricostituzione del Maximus Ordo Torricinorum. Mi domandavo, perché mai nessun’altro ci avesse provato; i tempi erano cambiati, era passato molto tempo, ma non mi capacitavo del fatto che tra le decine di migliaia di studenti iscritti all’Università di Urbino, nessuno ci avesse provato.
In realtà, ho saputo molto tempo dopo da Francesco Di Stefano, carissimo collaboratore e fidato braccio destro in goliardia di Giovanni De Angelis, che qualcuno chiese a Materasso II di riaprire il MOT, ma che egli era contrario perché riteneva non ci fossero le condizioni.
De Angelis morì prematuramente nel 1982 e cinque anni dopo le condizioni, che il vecchio Duca avrebbe continuato a ritenere non esserci, memore dei favolosi e irripetibili tempi andati, si ricrearono per l’incoscienza di un gruppo di matricole di Giurisprudenza, iscritte per la prima volta all’università nell’anno accademico 1987-88.
Il prof. Sergio Antonelli

Fondamentale fu l’incontro tra chi scrive ed il professor Sergio Antonelli, ordinario di Diritto Costituzionale, e decano della Facoltà di Giurisprudenza, che abbiamo già incontrato nella parte relativa al secondo dopoguerra.

Nel corso delle sue lezioni il professore Antonelli usava riferirsi a fatti e persone che apparentemente esulavano dall’argomento in oggetto, ma che invece a ben vedere risultavano utili alla spiegazione e ad attrarre l’attenzione dell’uditorio: qualche accenno alla cronaca, alla politica e anche qualche riferimento alla Goliardia.
Il caso volle che tra i molti studenti vi fosse chi captava quei riferimenti alla goliardia, ai più oscuri. Ai più, ma non a tutti.


Tutto iniziò da quel biglietto, in Aula 3  
     
 Un giorno, con Carlo Giomini di Senigallia, feci trovare sulla cattedra al professor Sergio Antonelli un biglietto che diceva pressappoco così: "Sig. Professore! visto che oggi siamo in pochi a lezione, a causa del pre appello di Istituzioni di Diritto romano, perché non ci accompagna a vedere il gonfalone dei Goliardi in Rettorato?"
La reazione del professore non fu proprio quella che ci saremmo aspettati, liquidò la cosa dicendo che, eventualmente... se ci sarebbe stato stato tempo...  Tuttavia, finita la lezione con un po’ d’anticipo, il professore, chiamò quanti erano interessati, a seguirlo in Rettorato. Si formò un piccolo gruppo che arrivò a palazzo Bonaventura salendo per il pincio. Doveva essere la fine di febbraio o l’inizio di marzo, gli alberi gli alti ippocastani erano ancora carichi di neve e per fare una foto ricordo (che malauguratamente non riuscì) dovemmo più volte scansare la neve che sciogliendosi cadeva rovinosamente al suolo in piccoli mucchi.
Arrivati in Rettorato, trovammo un bidello piuttosto sorpreso, ma assai contento, che qualcuno venisse a visitare il gonfalone dei goliardi dopo moltissimi anni. 
Il Gonfalone era custodito nella vecchia aula magna dell’Università, assieme al gonfalone di quest’ultima.

Un drappo imponente riccamente ricamato. Il prof. Antonelli ci spiegò il significato di alcuni simboli rappresentati ed altre cose ancora attinenti la Goliardia, quindi uscimmo ed invitammo il professore alla mensa del Duca. Salimmo al piano superiore: nessuno dei presenti potrà mai dimenticare il professor Antonelli che cantava il canto della mosca ed altre canzoni goliardiche che da anni non riecheggiavano più in quegli ambienti. Usciti dalla mensa, ormai era certo: il MOT si sarebbe riaperto.

Incontrai il professor Antonelli molte volte: in facoltà come quando gli mostrai le bozze dello statuto, al bar Terrazza dove gli mostrai il libro di Quagliariello che avevo appena comprato e che lo citava al Congresso universitario di Roma del 1946, per strada come quando mi ripeteva che… non era possibile che delle matricole riaprissero un Ordine...

Il lavoro era lungo. Andai dalla mitica Maria al Circolo universitario (oggi tristemente chiuso, sic!) a chiederle se fossero rimasti i vecchi costumi un tempo custoditi in quei locali, e studiavo con Carlo la manifestazione di apertura.

Intanto, con la visita al gonfalone e il pranzo a mensa, si erano aggiunti agli interessati Sergio Sertori e Peter Comandini, entrambi di Pesaro.

Con Carlo si era pensato di organizzare una caccia al tesoro con finale in discoteca (Club 83). L’idea sembrava buona e una mattina, di fronte al Belpassi, mi presentarono uno studente, ispettore della SIAE, che avrebbe potuto aiutarci: Nicola Sette.

I mesi passavano e giunse l’estate. Il lavoro non si fermò, anzi! Conservo ancora un tappo di sughero recuperato in un ristorante del lungomare di Pesaro dove io, Sergio, Peter e Nicola facemmo la prima riunione vera e propria per la riapertura del MOT. Era il 31 luglio 1988.

Un giorno (il 24 settembre 1988), lessi per caso su “La Repubblica” che la sera stessa si sarebbe tenuta una manifestazione goliardica della Congiura dei Pazzi in piazza Maggiore a Bologna, in occasione del nono centenario di quell’Università. Era un’occasione d’oro: presi il primo treno, armato di registratore e macchina fotografica.
Arrivai in piazza e vidi una tettoia recintata con un nugolo di persone (per lo più un po’ attempate) con manti, feluche e placche. Foto non ne feci per problemi di flash, invece registrai molte canzoni, tra cui il Gaudeamus. Conservo ancora il nastro con alcune canzoni del concerto dei Clerici Vagantes, introdotte da Vanni Righini”.

Come ultimo atto, prima di partire per il servizio militare, andai a Ferrara da tal Malaguti detto Malaga. A indicarmelo fu un comune amico di Ravenna. Devo confessare che, pur affascinandomi, non mi convinse per alcuni oggetti posti sulla sua feluca.
Quando la Patria chiama... nulla si vara e tutto s’arena 
     
Qualche giorno dopo l'incontro ferrarese ero alla Caserma di Falconara. Ottavo scaglione ‘88. Per tutto l'anno accademico 1988-89 (durante il quale feci il servizio militare), nessuno a Urbino non si mosse nulla. Nessuno di coloro con i quali avevo fatto mille progetti fece alcunché.


Ripartire in salita, con Giovanni che spinge  
     
Congedato nell'ottobre 1989, presto ripresi il lavoro abbandonato. Dal punto dove l’avevo lasciato, ma con qualche informazione tratta da alcuni libri e riviste reperiti durante il servizio militare a Bologna, Verona e Pavia.
Però a Urbino molte cose erano cambiate: Peter e Sergio non frequentavano più le lezioni, allo stesso modo Carlo. L’attenzione pareva essersi persa, all’idea di Ordine, sembrava essersi sostituita o sovrapposta quella di Associazione. Ma il Maximus Ordo Torricinorum  rimaneva il mio obiettivo.

Nonostante il pessimismo del momento, l’entusiasmo di fondo che continuavo a nutrire contagiò il mio nuovo compagno di camera Giovanni Turci, di Cesena, iscritto al 2° anno dell’I.S.E.F.  Ricordo quei giorni quando io e Giovanni, nella mitica doppia di via Saffi dove abitavamo, imparavamo il Gaudeamus igitur sulla traccia della registrazione bolognese; e quando  e Giovanni andammo a casa di Nicola ad insegnare a lui e a Sergio. Cominciammo così.
Mi misi in contatto con i goliardi di Macerata, era l'indirizzo più vicino a Urbino che trovai su una rivista acquistata a Piacenza durante una libera uscita “Università Magazine”.

Mi recai da solo a Macerata nel dicembre ’89. Incontrai il Pontefice Massimo del Maximus Pontificatus Maceratensis Tor III (Andrea Albanesi), Nanà ed altri. Gli esposi i nostri progetti, il nostro Statuto che gli parve troppo complesso. Mi diedero molti consigli, come quello di non farci soffiare da altri l’idea e sul fatto che in Urbino vi era un tal Clerico da cui guardarsi. Vedendo l’appunto lasciatomi da Malaga, mi misero in guardia da quelli che definirono gli eretici di Ferrara (il S.O.C.E.). Poi mi diedero l'indirizzo di Tete (Giampiero Congiusta), della Sacra Goliae Comphraternita, che avrebbe potuto darci una mano. Così fu.

Chiamai Tete una prima volta e poi molte altre. I problemi che gli sottoponevamo erano molti, formali e non. Chiamavamo Tete quasi tutti i giorni e spesso le telefonate si cadevano improvvisamente per mancanza di gettoni. Il nostro problema era soprattutto la nostra legittimità nella riapertura dell'Ordine, ed i passi che dovevamo compiere. Tete fu chiaro: “Se non esiste più nulla, fate! Nessuno può avere giurisdizione goliardica in Urbino”. Così avremmo fatto.

Molte volte ci trovammo a casa di Nicola per ritoccare lo Statuto, progettare le insegne, vedere il materiale che ciascuno di noi recuperava. In particolare Nicola traeva molte notizie dalla zia, vicina di casa, memore dei tempi di Materasso II.

L’entusiasmo di Nicola era talmente grande che, quando mi recai a Macerata nel dicembre ‘89, venni a sapere da Nanà che già qualcuno aveva riaperto il MOT, e che un suo amico era il marchese di Giurisprudenza. Mi prese un colpo! Ma quando seppi il nome tutto divenne chiaro: era Nicola Sette. Si sa, Nicola è fatto così.

Intanto Giovanni era il più attivo nel fare quei proseliti che sarebbero entrati subito dopo l’apertura. La prima fu Nicoletta di Urbino, anche se il primo processato risultò Stefano di Brescia, cui seguirono altri nel tempo. Dopo due mesi scarsi eravamo già una quindicina.
Invece Carlo, purtroppo, si era perso completamente con l’andar del tempo.


13 marzo 1990, ore 12.30: risorge il MOT
     
Arrivammo al fatidico giorno del 13 marzo 1990. Come stabilito, il Duca assunse il nome di Materasso III. Fui io stesso ad insistere perché, in segno di continuità, si ripartisse col nome che fu del mitico Giovanni De Angelis, creando così una dinastia simile a quella di Ferrara con gli Azzo.
Si stabilì che sarebbero stati considerati rifondatori i partecipanti alla Cena di riapertura il 15 marzo successivo, presso il ristorante che allora si chiamava La Rustica, un espediente per comprendere ufficialmente Peter che non fu presente alla sottoscrizione dell’atto. Ci trovammo nella saletta del pozzo. Il Maximus Ordo Torricinorum era ricostituito ma il lavoro era ancora in gran parte da fare.

Al buffet per la laurea h.c. della Montalcini

Fummo molte volte in piazza con i manti, ricordo scarrozzate con la mia Diane 6 decapottata per le vie del centro la sera, quando il traffico non era ancora limitato. Anche senza paludamenti ci sorprendevamo a cantare le canzoni così, per le vie, la sera. C’era un enorme entusiasmo. Le prime due uscite ufficiali a Urbino furono la laurea honoris causa di Rita Levi Montalcini e la visita di Carlo d’Inghilterra, ma prima ancora eravamo stati alla Festa della Matricola di Ferrara, dal 30 marzo 1 aprile 1990. Partirono in delegazione ufficiale: il Duca Materasso III (Sergio Sertori), il sottoscritto Antonio Conti Conte Ministro agli esteri, (ribattezzato nel viaggio di ritorno col nome di Barbagianni Laborioso, scelto da Nicola), il Conte Ministro agli Interni Nicola Sette (ribattezzato, sempre in quell’occasione come Eolo Dio dei venti chimici, Nicola non volle il nome meraviglioso di Venticello proposto da Sergio), e Paolo Zippo quale Guardia ducale.

Prima di recarci a Ferrara ricevemmo la seguente lettera di invito del Duca Azzo XXXII.
Ferrara, 26 III 1990
Diletto Fratello, con soddisfazione rispondo alla Tua appena pervenutami. Qualcuno prima di me già disse: "crescete e moltiplicatevi" e, molto probabilmente, intendeva riferirsi agli Ordini Goliardici ed ai Goliardi in genere. Comunque sia fa sempre piacere sapere che la fiammella della Goliardia incendia nuove piazze. Ti attendo perciò con impazienza per abbracciarti goliardicamente alle Nostre Ferie Matricolari. Ti invio quindi anche il programma dei festeggiamenti. In nome de li Numi Nostri Ti abbraccio.
Azzo XXXII Duca Blanz - Signore Serenissimo de la Torre Matildea - X Langravio de li Scacchi”.
Fu il primo riconoscimento scritto giunto dall’estero.

In Luglio, a Urbino, incontrammo l'avvocato Marcello Feola di Salerno, più noto in Goliardia come Poeta Maledetto. Fu uno degli ultimi fedelissimi di Materasso II, a cavallo tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70.
Il Poeta Maledetto

Fu un incontro interessante e piacevolissimo, come dimostra anche la lettera che ci inviò al loro ritorno a Salerno, sottoscritta anche dalla moglie, in Goliardia Appio Claudio:
Diletti Fratelli in N.S.M.G., è stato per Noi una grande gioia conoscervi ed abbracciarvi in Urbino; è stata una grande emozione!!!  La Vostra fraterna accoglienza è stata meravigliosa! ed il constatare che state operando benissimo ci ha entusiasmato. Continuate e perseverate! Per quanto possibile, Vi saremo sempre vicini con i Nostri consigli e con la Nostra esperienza, anche se il Vostro incontenibile entusiasmo è la giuda e lo stimolo migliore. Ci auguriamo di vivere insieme a Voi altri e più esaltanti momenti goliardici, secondo la fulgida tradizione del M.O.T. Per il momento Vi abbracciamo fortissimo.
Semper Gaudeamus. Poeta Maledetto Prinx e Appio Claudio”.
Fu un’importante testimonianza di continuità con l’antica Goliardia Urbinate, dopo quello originario della ricostituzione dell’Ordine sotto gli auspici di Antonelli.